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L'appello di Wojtyla
"Pace in Medio Oriente" "E'ora di tornare ai principi della legalità internazionale" Damasco - Dopo il 'mea culpa' per il sacco di Bisanzio e l'appello all'unità dei cristiani, tocca all'invito alla riconcilizione in Medio Oriente. Giovanni Paolo II arriva a Damasco, prima tappa del suo viaggio in Medio Oriente e invoca una pace "giusta e globale". "Insieme - dice rivolgendosi al Gran Muftì di Damasco - dobbiamo proclamare al mondo che il nome dell'unico Dio è un nome di pace e un imperativo di pace". Provato dal viaggio e dalla messa mattutina ad Atene, Wojtyla si rivolge al presidente siriano Bashar Al Assad: "Mentre la parola pace riecheggia nel nostro cuore, come possiamo non pensare - gli chiede - alle tensioni e ai conflitti che da tempo affliggono la regione del Medio Oriente? Spesso sono sorte speranze di pace solo per poi essere distrutte da nuove ondate di violenza". Ma il Papa non si ferma all'appello generico. Non si limita ad auspicare il ritorno della pace. Indica una strada percorribile, la stessa che aveva già indicato a settembe, durante il discorso al Corpo Diplomatico. "E' ora - ricorda il Pontefice - di tornare ai principi della legalità internazionale: interdizione dall'acquisizione dei territori mediante la forza, diritto dei popoli a disporre di se stessi, rispetto delle risoluzioni dell'Onu". Poi torna l'invocazione alla ragionevolezza, unica via per la pace "che si può raggiungere solo se esiste un nuovo atteggiamento di comprensione e rispetto fra i popoli della regione, fra i seguaci delle tre religioni abramitiche". Ma la giornata clou del viaggio siriano si avrà domani con un altro gesto storico del Papa che si recherà per la prima volta in una moschea, quella degli Omayyadi, un tempo cattedrale bizantina, e che ancora contiene le reliquie, ritenute sacre sia da cristiani che musulmani, di San Giovanni Battista. courtesy: (5 maggio 2001) la repubblica
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