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Intervista al Ministro degli Affari esteri siriano WALID AL MUALLEM
Noi siamo parte di una soluzione costruttiva di Alix Van Buren : La Repubblica ''Siamo a una svolta decisiva per il Medio Oriente. Dall'esito della crisi israelolibanese possono scaturire la pace e la stabilita della regione. La Siria e pronta a collaborare: la storia e la geografia ci assegnano un ruolo centrale. Noi siamo parte di una soluzione costruttiva. Ma interverremo soltanto se questo ci verra chiesto'' 1I ministro degli Esteri siriano Walid AIMuallim parla per la prima volta dopo I'inizio della guerra. 11 suo telefono, ieri sera, squilla ossessivo: 10 chiamano i suoi omologhi della Unione Europea, e in visita I'inviato per il Medio Oriente del governo Merkel, per l'Onu 10 interpella Kofi Annan, impazienti di conoscere la posizione che assumera Damasco. Signor ministro, oggi al vertice di Roma la Siria e il grande assente. Eppure voi, secondo Washington, avete in pug no la chiave della crisi. «Beh, non siamo stati invitati. Ma la nostra posizione e chiara. Chiediamo un cessateilfuoco che consenta I'avvio di un'attivita diplomatica. Anzi, vorremmo che I'ltalia sappia quanto la regione apprezzi la richiesta del prima ministro Prodi di una cessazione delle ostilita. Però a questo prima passo dovra seguirne un altro». Quale? «Nell'immediato, bisogna permettere alia diplomazia di negoziare uno scambio dei prigionieri (fra Hezbollah e Israele), mobilitare I'impegno internazionale per la ricostruzione del Libano, per il rientro di centinaia di migliaia di profughi libanesi nelle proprie case. «Ma nellungo termine si dovra raggiungere una soluzione comprensiva della questione libanese, palestinese, siriana: recuperare il principio dei negoziati di Madrid la terra in cambio della pace in base alle risoluzioni Onu. Perche se non si affronta la questione alle radici, se la Conferenza di Roma non terra conto della realta sui terreno, allora non si otterra un cessateilfuoco, nella regione continueranno a ribollire la rabbia, la violenza e l'odio». 11 presidente americano Bush sostiene che basterebbe un vostro intervento per fermare Hezbollah. E cosi? «No, non e affatto cosi. In prima luogo, perche chi sta bloccando il cessateilfuoco al Consiglio di sicurezza, e sta imbrigliando I'attivita diplomatica sono gli Stati Uniti. In secondo luogo, perche hanno fatto propria la tesi di Israele che Hezbollah si possa sconfiggere. Questo non pua accadere: Hezbollah rappresenta un terzo della popolazione libanese. Le dira di piu: i veri perdenti in questi giorni sono i civili sia israeliani sia libanesi, assieme alle infrastrutture del Paese. Damasco pera e sospettata di convogliare armi, mezzi e uomini ai guerriglieri. «Senta, Hezbollah possiede un arsenale sufficiente a combattere per settimane, le armi non passano certo attraverso Damasco. Piuttosto e I'America a rifornire Israele di "bombe intelligenti", di caccia F16, di Apache. Non siamo noi a foraggiare la guerra». Lei sta dicendo che la Siria non ha alcuna influenza? «AI contrario, noi siamo pronti a intervenire, per svolgere un ruolo costruttivo». Che cosa chiedete in cambio? . «Che gli Stati Uniti premano su Israele affinche accetti il cessateilfuoco e 10 scambio dei prigionieri». Tutto qui? «A noi adesso importa il benessere dei libanesi. Non chiediamo a Washington iI dialogo, come qualcuno ha scritto. La politica americana e troppo sbilanciata a favore di Israele, ha perso gli elementi fondamentali di equita e di giustizia. Davvero, non vogliamo partecipare all'aggressione contro il Libano». La Siria percia non coglie I'occasione per svincolarsi dall'isolamento politico? «Noi non siamo isolati. E vero I'opposto: chi ci isola, si isola da se. 11 ruolo degli Stati Uniti in questa regione non funzionera senza un ruolo siriano. Noi siamo vicini di casa del Libano, siamo una stessa famiglia. La sua sicurezza e la nostra. E ne riconosciamo la sovranita». Volete riconquistare un peso nella politica del Libano? «No, e chi 10 dice sbaglia. Noi non interferiremo nelle decisioni». Accettate il dispiegamento delle forze internazionali al confine fra il Libano e Israele? «Noi non interferiremo: questa decisione spetta ai libanesi, attraverso illoro dialogo nazionale, che del resto era gia avviato. Alia scelta dovranno partecipare anche Hezbollah e gli altri leader. 11 Libano e un Paese complesso, non si possono escludere le varie componenti della nazione. Se il consenso non sara globale, i soldati verranno visti come truppe di occupazione, con il rischio che si ripeta il destino toccata alle forze multinazionali ne11983. Come vede, la questione e delicatissima». Signor ministro, Damasco teme una estensione del conflitto? «Piu che timore, parlerei di preoccupazione. Se Israele dovesse avvicinarsi troppo alle nostre frontiere, noi dovremo cautelarci. L'ansia che il conflitto sfugga al controllo e condivisa da larga parte del mondo arabo. E c'e un'altra preoccupazione». Qual e , ministro Muallim? «Che oggi ci troviamo a un crocevia di vitale importanza: vi sono opportunita e pericoli di fronte a noi. Se la Conferenza di Roma vorra adottare un piano di pace comprensivo, allora si aprira la via della sicurezza, della stabilita, dello sviluppo economico e sociale. Oppure...» Oppure? . «Verremo travolti dall'estremismo e dalle guerre di religione di cui cadra preda il mondo arabo. 11 rischio e immenso, per tutti. Oggi, dal Marocco al Golfo, la gente comune ha gli occhi fissi sui televisore, applaude le vittorie di Hezbollah, esalta il governo palestinese di Hamas. C'e un umore nuovo per le strade arabe. Non consegniamo, vi prego, agli estremisti la gestione di questo sentimento».
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