DAKHLALLAH (MINISTRO DELL'INFORMAZIONE SIRIANO): SE GLI USA SONO DIO, IN IRAQ C'E' QUALCUNO CHE E' CONTRO IL SIGNORE

Damasco, febbraio - Minacciata per un presunto appoggio alla resistenza irachena, sul banco degli imputati per la stretta cooperazione con il Libano, nel mirino per aver sempre sostenuto il diritto palestinese a liberare le proprie terre occupate, la Siria e' uno dei principali obiettivi dei ripetuti attacchi americani. Arabmonitor ha sentito in esclusiva l'opinione del ministro dell'Informazione siriano Mehdi Dakhlallah.

A che cosa punta l'amministrazione americana con la sua campagna contro Damasco ?

"Chiaramente sono infastiditi dalla posizione indipendente della Siria. Pongono la questione in termini semplici: o con noi, o contro di noi. Noi, pero', rifiutiamo questo approccio. Siamo contro le aggressioni, contro l'occupazione, appoggiamo chi combatte il terrorismo e sosteniamo le riforme. Vogliamo un'intesa di pace che sia reale, effettiva, la vogliamo perche' abbiamo una parte del nostro territorio ancora sotto occupazione. Gli americani nella regione hanno l'abitudine di trattare tutti, dicendo: "Dovete accettarlo". Con la Siria, pero', non funziona".

Un generale americano ha detto che il comando regionale del Baath iracheno e' stato ricostituito in Siria, esponenti del nuovo potere iracheno hanno accusato Damasco di ospitare persone che sono fuggite dall'Iraq con tante ricchezze da poter sostenere la resistenza irachena per trent'anni. Quanti sono gli iracheni in Siria e quanto e' preoccupante la loro presenza ?

"Sono almeno cinquecentomila e ci sono almeno altri cinquecentomila palestinesi, ma quella e' un'altra storia. Penso che siano persone che non sarebbero venute se non avessero avuto dei problemi in Iraq. Chi ha i documenti in regola, puo' entrare liberamente nel nostro Paese. Quello che ha in testa non lo possiamo sapere. Tutti sanno, pero', che la Siria non ha mai sostenuto il precedente regime iracheno, il quale aveva anche ucciso dei siriani in passato. Se gli Stati Uniti hanno dei problemi in Iraq e cercano di esportare il problema, allora cambia tutto. Nessuno puo' comunque sostenere che noi appoggiamo il terrorismo. Questo e' l'unico Stato laico nella regione. I fondamentalisti non abitano qui. Mi rendo conto che tra venticinque milioni di iracheni ci sono quelli che resistono con le armi all'occupazione americana. Oserei dire che se gli Stati Uniti sono Dio, alcuni degli iracheni sono contro il Signore. Conoscendo gli iracheni direi, pero', che per loro costituisce motivo di vergogna l'idea che debbano importare combattenti dalla Siria per resistere all'occupazione straniera".

Pensa che la fiducia curda possa scavalcare i confini dell'Iraq ed estendersi nei Paesi vicini ?

"Tutto quello che avviene in Iraq puo' avere delle conseguenze in Siria e negli altri Paesi vicini. Per questo motivo siamo particolarmente interessati alla stabilita' e all'unita' dell'Iraq".

Il Libano e' diventato un feroce campo di battaglia, dove piovono accuse sulla Siria. Cosa prova, non come membro del governo, ma come siriano ?

"Oserei dire che non c'e' famiglia nei due Paesi che non abbia parenti dall'altra parte. Anch'io ho dei legami di parentela con il Libano meridionale. Qui non si tratta di relazioni tra due Stati, ma di rapporti tra la gente, la popolazione, gli abitanti. Si cerca di avvelenare questi rapporti attraverso la politica. Si parla di coloro che sono contro la presenza siriana in Libano, ma si dimentica quelle centinaia di migliaia di persone che hanno manifestato a favore. Si dimentica il Parlamento che ha votato a favore, il presidente della Repubblica che appoggia la cooperazione, il governo pure. Il Parlamento, il presidente, il governo libanesi non hanno meno legittimita' delle rispettive istituzioni in Italia o negli altri Paesi. L'opposizione ha la propria opinione, e va rispettata, ma non che debba imporla a tutti. La risoluzione 1559 non chiede solo il ritiro siriano dal Libano, interferisce anche in questioni interne libanesi come Hezbollah e la presenza dei palestinesi sul territorio. Il Libano non e' una realta' i cui problemi possono trovare una soluzione senza risolvere le altre questioni aperte nella regione, a cui le risoluzioni 242 e 338 hanno indicato il rimedio".

E se le alle prossime elezioni politiche libanesi le forze che si oppongono alla cooperazione con la Siria dovessero prevalere ?

"Questo fa parte del gioco democratico".

I media arabi sono sotto pressione. Al Jazeera e' stata messa al bando in Iraq, Al Manar ha subito la stessa sorte in Francia e negli Stati Uniti. Come mai ?

"Quando al Jazeera aveva lanciato i suoi programmi, gli Stati Uniti ne erano entusiasti. Ora, non la reggono piu'. Non riescono ad accettare alcun genere di critica. L'unica informazione gradita e' quella delle truppe americane che distribuiscono dolci ai bambini iracheni".

Perche' fallisce l'informazione araba nella competizione ?

"Perche' siamo la parte piu' debole e a volte avvengono fatti incredibili, come quello iracheno, con un Paese che vanta Millenni di storia e scompare per colpa di un Saddam Hussein".





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