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La primavera di Damasco Qualcosa si è mosso durante l’ultimo congresso del partito Baath, al potere da un quarantennio. Una Direzione ridotta e con volti nuovi, un pacchetto di riforme. Per cominciare La direzione del Baath eletta dal decimo congresso del partito (al potere da un quarantennio in Siria) è stata ridotta da 25 a 14 membri, nove dei quali sono di prima nomina. Ed è una prima novità interessante. Oltre al presidente Bashar al-Assad, rieletto alla guida del partito, nella Direzione sono stati riconfermati solo il premier Naji Otri, i ministri degli esteri Faruk al-Sharaa e delle finanze Mohamed al-Hussein e il capo dell'ufficio per la sicurezza nazionale Mohammed Bukheitan. Tra i nuovi membri della direzione del Baath, figurano invece il presidente del Parlamento Mahmud al-Abrash, Hisham Bikhtiar, Osama Adi, Bassam Janbeh, Said Elia, Haitham Sanahi, Sahahinaz Fakush, Hassun Turkumani e Yasser Horieh. Tra i 15 membri che non fanno più parte della direzione del partito, spiccano tra gli altri i nomi dei vice presidenti Abdul Halim Khaddam e Zuheir Masharqa, dell'ex vice segretario generale del Baath Abdullah al-Ahmer, dell'ex premier Mustafa Miro e dell'ex ministro della difesa Mustafa Tlass. Ma le novità uscite da qeusto congresso sono state diverse. A partire dall’approvazione di un limitato pacchetto di riforme, che comprendono una parziale introduzione del multipartitismo e un'allentamento della legge marziale in vigore dal 1963. Verrà autorizzata la formazione di nuovi partiti, ma escludendo quelli a carattere "etnico o religioso", mantenendo di fatto al di fuori del nuovo sistema i movimenti curdi e quello dei Fratelli Musulmani. Alcuni emendamenti hanno ristretto l'applicazione della legge marziale solo a ben definiti casi di "minaccia alla sicurezza dello Stato"; verrà inoltre liberalizzata la stampa, consentendo la nascita di nuove pubblicazioni private. "I nuovi media devono contribuire al progresso del Paese" ha scritto un qotidiano siriano. Sul piano economico, il congresso del Baath ha deciso l'introduzione di una "economia sociale di mercato", mantenendo il ruolo dello Stato e salvando un "tetto" a protezione dei ceti deboli della società. Altri credono che il congresso ha lasciato un grosso margine al Parlamento per trovare meccanismi decisionali: quasi una raccomandazione per migliorare i rapporti con gli Stati Uniti e intensificare il dialogo. Anche con l’Iraq. La Siria, che si trova all'interno dello scacchiere medio orientale, sta attraversando un periodo particolarmente delicato. La configurazione del nuovo Medio Oriente dopo la guerra in Iraq ha accresciuto la percezione dell'accerchiamento da parte di Damasco e dai Paesi amici. Il Paese ha lunghi confini con Paesi ostili, per esempio Israele e le forze armate americane che si trovano in Iraq; nonchè rapporti a volte critici sia con la Giordania che con la Turchia; e nemmeno facili, come tutti sanno, i rapporto con il Libano. La Siria è stata flessibile, pur considerando le pressioni internazionali delle vere ingiustizie, per evitare catastrofi e nuovi conflitti regionali. Ha accettato la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu 1559, che esige il ritiro delle sue truppe dal Libano in conformità alla volontà internazionale. Damasco avrebbe preferito che fosse un ritiro secondo gli accordi di Taef (che prevedevano un dispiegamento dei soldati siriani verso la valle della Bekaa), prima di ritirarsi verso la zona di confine tra i due Paesi per garantire i suoi confini. Certamente il ritiro delle truppe dal Libano con questa rapidità lascia un vuoto nel piccolo Paese dopo circa 29 anni di presenza (e non dico occupazione, perché è giusto ricordare che l'esercito di Damasco fu chiamato proprio dalle autorità libanesi per salvare il Paese dalla guerra civile). Ma le elezioni che stanno terminando, e che vedono i nemici di ieri nelle stesse liste unite per garantire pace e stabilità eviteranno, come sembra, una nuova eventualità del genere. La Siria, fra l’altro, subisce forti pressioni nel momento in cui l'orgoglio del suo popolo è colpito profondamente: si tratta su tutti i versanti escluso il suo, cioé la restituzione delle alture del Golan . Israele non fa nessun passo in questa direzione, malgrado i vari segnali positivi che ha lanciato Damasco. Il presidente siriano Bashar al-Assad cerca di affrontare il nuovo scenario, rafforzando il fronte interno e realizzando una serie di riforme (come abbiamo accennato) e cerca di acquistare la fiducia dei due più importanti Paesi arabi: l'Arabia Saudita e l'Egitto. Ma gli Stati Uniti conducono una battaglia senza tregua contro il Paese arabo, lanciano accuse ed esercitando pressioni, anche con gli alleati ed in Paesi arabi moderati.. Nel giorno in cui si è concluso il congresso ed è stata espressa una volontà di migliorare i rapporti con gli Usa , l'amministrazione americana ha congelato i beni di una società siriana accusata di aver fornito materiale bellico difensivo per l'Iraq . Con la conferma a segretario generale del partito è lui ormai a detenere il vero potere. Bashar, senza nessun dubbio, vuole accelerare il processo di democratizzazione lanciato all'interno dal partito in direzione di un moderno sistema rappresentativo. Courtesy : "La Gazzetta Politica" |
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