In Siria, cristiani e musulmani sono uniti

 

 Stampa araba / articoli di Gregorios Yohanna Ibrahim

sabato, 09 aprile 2005

Parla il vescovo siro-ortodosso di Aleppo in risposta a chi sostiene che il Medioriente di oggi rischia di esser lacerato da guerre civili a sfondo religioso. Una risposta anche ai progetti di ridisegnare la regione su basi etniche/confessionali.

"In Medioriente cristiani e musulmani devono rimanere uniti per fronteggiare le minacce di divisione che provengono dall'esterno". Lo ha affermato Gregorios Yohanna Ibrahim, arcivescovo siro ortodosso di Aleppo (Siria), in un suo articolo apparso lo scorso 7 aprile nell'edizione quotidiana di "AllforSyria", newsletter dedicata al libero dibattito politico su questioni riguardanti la Siria e l'intera regione mediorentale gestita dal dottor Ayman Abd an-Nur, ingegnere siriano ed ex consigliere personale del presidente Bashar al-Asad.

"In questo periodo la nostra regione è esposta a grandi minacce e forti pressioni dall'estero da dove provengono appelli a proteggere le minoranze confessionali ed etniche. Alcuni paesi occidentali mostrano i muscoli e sembrano ora interessarsi al destino e agli affari delle minoranze affermando di esser pronti a difendere i diritti di queste ultime", scrive l'alta autorità cristiano-ortodossa di Aleppo.

"Ma chi oggi dall'estero si promuove a difensore delle minoranze nella nostra regione, non spiega però che il prezzo di tale difesa sarebbe la sottomissione dei paesi in questione, la soppressione delle libertà e l'usurpazione delle risorse del territorio. Costoro - si legge - non vogliono comprendere che nelle nostre società l'essere umano, sia esso cristiano o musulmano, s'identifica nel suo essere cittadino di una patria, e che i termini 'maggioranza' e 'minoranza' non sono utilizzati nel dizionario delle relazioni fra i cittadini".

"Da noi, cristiani e musulmani - continua l'arcivescovo siriano - si richiamano tutti alla fratellanza religiosa in un contesto di vita collettiva e forti del loro essere cittadini di una stessa patria. Il concetto di unità nazionale e di cittadinanza sono quindi la nostra migliore risposta a chi non comprende la natura di questo nostro tessuto sociale, nel quale ogni essere umano è legato all'altro come un fratello".

"In passato, il colonialismo nelle sue diverse forme ha sottoposto la regione a numerose pressioni, eppure l'individuo, quale che fosse la sua fede, la sua dottrina confessionale o la sua etnia, forte di questo sentimento di cittadinanza ha sempre difeso l'onore e l'indipendenza della patria. Durante le crociate ad esempio, i Franchi arrivarono con l'idea di proteggere quegli stranieri venuti da lontano (i cristiani d'Oriente, ndt), ma ancor prima di arrivare nei Luoghi Santi che erano l'obiettivo della loro campagna, essi non lasciarono dietro di sé traccia di cristiani: prima di aggredire i musulmani avevano già aggredito i cristiani orientali.

Durante queste azioni terroristiche, cristiani e musulmani della regione si unirono ancor di più attorno all'idea di cittadinanza, solido terreno su cui combattere il colonizzatore". "Da noi - conclude Yohanna Ibrahim - il dialogo ha sempre prevalso nelle relazioni tra le diverse confessioni, tra le varie dottrine religiose e tra le etnie".

A cura di Lorenzo Trombetta per Aljazira.it

Fonte: Allforsyria, 7 aprile 2005





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