Israele-Siria: La separazione delle famiglie "questione umanitaria prioritaria"

 

31 ottobre 2007

Gerusalemme – Circa 580 donne che vivono nella regione occupata del Golan sono separate dalle loro famiglie in Siria visto che non gli è concesso di passare dalla zona occupata alla loro madrepatria. A dichiararlo è una nuova organizzazione per le donne.

"Tutti gli arabi del Golan hanno qualche familiare in Siria. Ma queste donne sono separate dalle loro madri, dai padri, dai fratelli e dalle sorelle", dice Souha Munder, un avvocato che lavora con la nuova associazione, che si chiama Le donne del Golan arabo-siriano occupato.

Il ministro degli Interni israeliano dice che le donne sono "cittadine di Israele" e perciò non è concesso loro di recarsi in Siria in quanto "Paese nemico". In ogni caso, le donne potrebbero far richiesta individualmente per ottenere un permesso per andare in Siria, sebbene questo processo possa richiedere mesi, afferma un portavoce.

In seguito alla guerra arabo-israeliana del 1967, parti del Golan vennero conquistate da Israele. Molte donne che avevano sposato abitanti del Golan prima del 1967 – raccontano le donne - si trovarono tagliate via dalle loro famiglie a Jabal al Arab e in altre parti della Siria.

"La separazione delle famiglie rappresenta una delle conseguenze più gravi dell’occupazione del Golan, che richiede di essere affrontata. È una questione umanitaria prioritaria. Ci stiamo impegnando in merito con le più alte autorità israeliane. Il problema è andato avanti troppo a lungo", dice a Irin Paul Conneally, vice-capo del Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr) in Israele e nei Territori palestinesi occupati.

"Ho vissuto nel Golan per quaranta anni. Ho visto la mia famiglia solo una volta, nel 1988", dice Farida Jarera.

"Tutti i miei familiari sono morti: i miei genitori, i miei fratelli, i miei cugini. Non sono potuta andare nemmeno a un funerale", dice l’anziana donna. "Spero che qualcuno mi aiuterà. Voglio riuscire a vedere il resto della mia famiglia".

Funerali video-registrati

La separazione ha creato un’usanza piuttosto morbosa. Quando il membro di una famiglia muore, il funerale viene video-registrato per coloro che stanno dall’altra parte del confine. Alla fine, la cassetta raggiunge la famiglia, che guarda e inizia la sua veglia funebre con i suoni e le immagini del dolore dei loro parenti.

"Essere separati è una sofferenza quotidiana", dice Souha.

Altre donne, attraverso i servizi speciali del Cicr, hanno potuto recarsi dalla Siria nel Golan occupato per sposarsi. Il programma funziona anche nella direzione inversa, ma una volta che la donna si è spostata è difficile che possa tornare nella sua madre patria.

"Ho vissuto nel Golan per gli ultimi quattro anni", dice Nour Tawfiq originaria della Siria meridionale. Lei e il suo marito del Golan ora hanno una figlia di due anni, Katya.

"Lei non ha mai visto sua nonna. E sarà sempre più dura. I suoi amici avranno dei nonni, e lei non avrà mai la sua", dice Nour.

A marzo, Arwad Abu Shaheen è passata dal Golan alla Siria per sposare Muhanned Harb. Il loro matrimonio si è tenuto nella zona demilitarizzata tra il Golan e la Siria. È stata l’ultima volta che Arwad ha visto sua madre.

"Se ci sarà la pace [tra la Siria e Israele] vedrò di nuovo i miei genitori. Altrimenti, no", dice Arwad.

Sua madre è entrata a far parte dell’associazione di donne, nella speranza che le venga riconosciuto il diritto di rivedere sua figlia. Anche la cognata di Arwad, Souha, che è nata a Jabal al-Arab e adesso vive nel Golan, si è associata dopo non aver visto la sua famiglia per diversi anni.

Tutte e due hanno preso parte alla protesta davanti alla sede centrale del Cicr a Gerusalemme il 9 ottobre, nel primo tentativo di pubblicizzare la loro condizione.

Quneitra crossing

Un foglio programmatico della nuova associazione fa appello al governo israeliano perché metta fine alla sua politica di separazione e conceda alle donne di passare per l’attraversamento di Quneitra dal Golan alla Siria, e di tornare, citando la Quarta convenzione di Ginevra che riguarda tutte le persone "che non appartengono alle forze armate, non prendono parte agli scontri e si trovano nelle mani del Nemico o di una Potenza occupante".

Di norma, l’attraversamento viene usato dagli studenti, per i pellegrinaggi e dalle forze di peace-keeping dell’Onu.

"Se agli studenti è consentito di andare in Siria per studiare, e i pellegrini possono andarci per motivazioni religiose, perché queste donne non possono far visita alle loro famiglie?", si chiede Souha Munder, l’avvocato.

Souha dice che la maggior parte delle richieste che hanno inviato al ministro degli Interni israeliano sono rimaste senza risposta. "Semplicemente non rispondono, che vuol dire no, respinte. In occasioni molto, molto rare viene concesso (il permesso) a una donna", dice.

Negli anni ottanta, il governo israeliano si è annesso il Golan è ha costretto i cittadini siriani a prendere la residenza israeliana, nonostante le manifestazioni prolungate durante le quali i drusi si sono barricati per mesi nei loro villaggi.

"La Siria non è il mio nemico, quindi perché non posso andarci?", si chiede una delle donne.

Dal 1988 al 1992, il Cicr ha favorito un sistema di visite tra famiglie, che è fallito dopo una disputa su questioni tecniche tra Israele e la Siria. Nessun programma l’ha rimpiazzato e gli osservatori dubitano che ve ne sarà presto un altro.

Per molte famiglie andare in Giordania per le riunioni familiari è semplicemente troppo costoso e poco fattibile, dice Souha.

(Traduzione di Carlo M. Miele)

Articolo originale ( 14 ottobre 2007 ) :

http://www.irinnews.org/Report.aspx?ReportId=74778

Cicr Irin News, traduzione di Osservatorio Iraq





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