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Donne nella vita di Hayel 1
Magari dopo la morte … per Leandro si svegliano i gelsomini Admà Quando è stata pubblicata la notizia dell’esistenza di un grande amore nella vita dell’ eroe siriano morto il 7 luglio 2005, c’è stato un grande sconvolgimento nell’opinione pubblica, soprattutto quando si è scoperto che Admà, la donna tanta amata da Hayel, è sposata ed è anche madre da diversi anni. Admà la donna che ha suscitato sdegno presso alcuni siriani, ha suscitato anche rispetto e fierezza presso molti altri; con lei andremo a scoprire i lunghi anni trascorsi insieme a Hayel, nonostante la lontananza tra i muri della sua cella dentro le carceri israeliane che hanno privato lei e la sua patria del loro grande eroe. Quando Hayel scrisse il suo testamento per la patria, ne scrisse anche un altro per Admà, dove le prometteva il suo cuore per tutta l’eternità e dove giurava che le avrebbe garantito una vita più bella e più tranquilla, ma la prigionia politica fu più veloce delle sue parole, strozzando tutti i sogni e così Admà si ritrovò sola ; non poteva aspettarlo per tutti quei lunghissimi anni, ventisette anni di prigionia erano troppi. Infine si sposò, mentre Hayel diventava non solo una parte dei suoi ricordi ma una parte della sua vita e della vita della sua famiglia. Così ci ha detto lei personalmente: “Hayel il mio grande amore si è trasformato in un mito, in un simbolo di tutto ciò che è bello e sublime, ha superato tutte le qualità di un semplice essere umano, era al di là di ogni amore, di ogni fratellanza o amicizia o forse era tutto questo. Hayel non è solo una parte della mia storia, ma è presente insieme a me, a mio marito e ai miei figli, lui fa parte di tutta la mia famiglia”. Admà, figlia dello stesso quartiere di Hayel, continua dicendo: “Hayel non biasimava i suoi torturatori ma la sua patria, perché la crudeltà subita con l’occupazione e dai suoi boia faceva parte del sistema e quindi non c’era motivo di meravigliarsene. Io mi ricordo bene anche il giorno in cui fu pronunciato il verdetto di condanna di Hayel e degli altri giovani: eravamo andati di corsa ad ascoltare le notizie dalla radio dello Sham, sperando di sentire il nome di Hayel nella lista di coloro che erano stati liberati, ma le nostre speranze furono bruciate crudelmente, fu questa la prima coltellata che ci diede la patria: non aveva fatto nulla per Hayel e neanche per gli altri, non immaginavo di poter trascorrere una festa senza la presenza di Hayel con noi. Quando il verdetto fu pronunciato, pensammo che la prigionia di Hayel fosse solo di qualche giorno ma purtroppo scoprimmo presto che ci aspettavamo troppo dalla patria, perché i giorni della prigionia diventarono anni di sofferenza, di dolori e di scioperi della fame. Ma quello che non potevamo sopportare affatto era l’oblio e l’indifferenza dello Stato nei confronti di Hayel, il nostro amatissimo eroe. I nomi dei suoi amici furono l’ultima cosa che pronunciò prima di morire, si preoccupava molto per loro, organizzava dei piani per la loro liberazione, credeva nelle nostre opinioni e nelle nostre pressioni in tutte le direzioni. Ricordo ancora le sue parole che esprimevano strazio per i suoi amici: “Mi affligge tanto il fatto che io sono ormai fuori mentre i miei amici sono ancora dentro”. Mi diceva che quando fosse migliorata la sua salute avrebbe chiamato Samih Choukeir (2) per proporgli di scrivere e cantare una canzone per il mondo intero dove sarebbero stati citati i nomi degli amici della prigionia politica. Hayel mi aveva chiesto quattordici cartoline da mandare ai suoi compagni di lotta e nonostante le condizioni di salute ormai gravissime insisteva per scriverle personalmente. La prima era indirizzata al suo compagno e amico Ahmed ‘Amirah; dopo averla finita e posata accanto a sé, mi chiese di riprenderla perché voleva aggiungere una frase: “Chiedo scusa mio caro per la brutta calligrafia”, proprio lui che aveva una bellissima grafia che rispecchiava la sua forte personalità! Ma allora Hayel non poteva scrivere neanche due righe filate, per il tremolio che aveva colpito la sua mano, colpa del tumore che gli stava consumando la vita. Quella lettera fu l’ultima cosa che Hayel scrisse ai suoi amici perché la morte era più veloce dei suoi sogni più semplici. Insisteva sempre nel chiedermi di leggergli il giornale al telefono… voleva sapere tutto dal Golan sino a Hayfa, odiava di rimanere fuori dai cambiamenti politici e sociali, lontano dalla gente, credeva in ciò che faceva e nella sua missione, pensava soprattutto a come liberare i prigionieri, era coraggioso, soprattutto quando criticò la negligenza ufficiale dello Stato siriano nei confronti della causa del Golan e dei prigionieri, forse fu lui il primo a proporre la questione dello scambio dei prigionieri con le ossa di Kohen… si chiese allora “se le ossa di una spia decapitata ormai da anni valesse più della gioventù di questi prigionieri”. La madre di Hayel La madre di Hayel è una donna forte e paziente ma è umano che non ce la faccia a controllare le lacrime mentre sfogliamo insieme alcune vecchie foto e documenti dell’amatissimo figlio “amore della mia anima… come è bello il tuo sorriso… che Dio aiuti il cuore della tua mamma… luce dei miei occhi … Admà, la madre e la sorella di Hàyel ci dicono: “ Hàyel non è morto, le sue sembianze risiederanno ancora nei vostri bei volti, e i suoi semplici sogni riempiranno i cuori di tutti voi, Hàyel rimarrà nei desideri dei compagni di prigionia, nei loro sogni di una vita, di un amore e di una libertà senza catene, i suoi sorrisi rimarranno disegnati sul volto di tutti voi, Hàyel rimarrà con ogni storia d’amore non finita, egli non è morto ma crescerà in voi e per sempre”. Note: 1- Hàyel è morto il 7 luglio 2005 a causa di un gravissimo tumore che l’ha colpito quando era dentro le prigioni israeliane da ormai quasi venti anni. Abbiamo già parlato di lui in uno degli articoli pubblicati sul sito dal titolo: Il sogno della visita / un reportage sulla sofferenza degli abitanti del Golan, zona occupata dalle forze israeliane 2- Samìh Choukeir è un artista siriano, cantante e poeta impegnato nella lotta per la sua gente. Per ulteriori informazioni potete contattare il suo sito dove c’è anche una versione inglese e francese della sua biografia: http://www.samihchoukeir.com Dal Golan : Leila Safadi, laureata in economia, direttrice della rivista Banias, prima rivista del Golan, zona sotto l'occupazione israeliana traduzione di Asma Gherib (mezzocielo.it)
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