


Damasco: Citta' del Dialogo
Siria/ Pastore evangelico Damasco: con Islam rapporti buoni
Cittą del dialogo e della convivenza tra culture e fedi
Damasco, 30 lug. - Siria terra di convivenza; Damasco cittą del dialogo. Dialogo fra fedi e culture e anche fra istituzioni e religione. "Non c'č discriminazione verso i cristiani, ma anzi diversi privilegi - dice il pastore Butros Zaour, della Chiesa nazionale evangelica siro-libanese (presbiteriana), incontrato a Damasco nel corso di una iniziata promossa dall'Opera Romana Pelegrinaggi in collaborazione con il Ministero del turismo siriano organizzata nell'Anno Paolino - sia come legislazione, come ad esempio quella sul matrimonio e sulla famiglia, che fa capo alle singole confessioni, come alle agevolazioni economiche come ad esempio per le esportazioni. Inoltre - prosegue il pastore alla guida della Chiesa di Damasco da 11 anni - il Governo concede anche contributi economici ai cristiani, poichč noi siamo in minoranza e dunque patrimonio da tutelare e valorizzare".
Anche con i musulmani i rapporti sono buoni. "Le relazioni tra le chiese cristiane e l'Islam - spiega - sono buone. Ci sono incontri e il dialogo č in corso. E anche con il Governo i rapporti sono buoni, in particolare con il Ministero del culto, e i leader religiosi hanno un dialogo diretto con il primo ministro". Sull'ecumenismo, il pastore dice di "apprezzare" l'idea che Papa Benedetto XVI sta portando avanti: "Apprezziamo molto il suo pensiero accademico - risponde - Ratzinger č dell'idea di andare passo dopo passo verso l'unitą e la comprensione reciproca. Ma con i musulmani bisogna essere cauti - osserva Zaour - per evitare certe reazioni negative".
E' la questione dei rifugiati iracheni - circa 2 milioni, di cui 200mila cristiani - a preoccupare il pastore. "La Siria ha sempre accolto tanti immigrati di tutta l'area (armeni, iracheni, libanesi) - sottolinea - dunque l'accoglienza non č qualcosa di nuovo, ma non č facile accogliere senza preparazione. Il Governo si appoggia su molte organizzazioni umanitarie e assistiamo anche alcuni gruppi di sciiti che non condividono la fede cristiana".

Il pastore ci accoglie nella parrocchia di Damasco che conta circa 660 fedeli. Fondata nel 1866 da missionari irlandesi, partecipa agli incontri mondiali dei protestanti, anche se č una Chiesa autonoma, e agli incontri interreligiosi di Assisi. Troviamo anche alcune donne irachene rifugiate in Siria. Come Ban Michael, evangelica, da tre anni a Damasco. Arriva da Baghdad: "Abbiamo dovuto lasciare tutto - racconta con un filo d'emozione - volevano convertirci forzatamente minacciandoci anche di morte. Mia sorella e mia madre sono rimaste a Baghdad perchč altrimenti avremmo perso la casa. In Iraq ero insegnante - prosegue nel racconto - e ora sono senza lavoro, mentre mio marito era ingegnere e ora lavora come cameriere. Certamente la Siria č un buon Paese - risponde alla domanda di come si vive a Damasco - ma noi siamo iracheni e vogliamo tornare lą".
Lungo la strada di Damasco campeggiano in ogni dove le foto del presidente della Repubblica siriana. L'atmosfera che si respira č davvero quella dell'armonia religiosa. I cristiani rappresentano il 10% ma, dicono, c'č una completa libertą religiosa e nella grande Moschea Ommayadi č conservata la reliquia della testa di San Giovanni, venerata da cristiani ma anche da musulmani: segno tangibile del dialogo e della convivenza.
La Fonte: (Apcom)