La Siria parteciperà alla conferenza di pace di Annapolis

DAMASCO (Reuters) - La Siria ha accettato oggi l'invito degli Stati Uniti a prendere parte alla conferenza di pace di Annapolis e ha nominato il viceministro degli Esteri Fayssal al-Mekdad capo della delegazione siriana, hanno riferito fonti diplomatiche.

La Siria ha deciso di andare alla conferenza dopo aver ricevuto una copia del programma in cui è inserita una sessione sul percorso di pace tra Israele e Siria, che comprende la disputa sulle Alture del Golan, occupate da Israele nella guerra del 1967.

Damasco aveva escluso la sua partecipazione alla conferenza se la questione delle Alture del Golan non fosse stata in agenda.

 

Il Ministro degli affari esteri siriano, Walid Al-Moualem, in una intervista alla TV Al Jazeera, ha fatto presente che, alla Conferenza di Madrid, fu proprio la Siria ad insistere sul concetto di unione e compattezza di tutti i percorsi di pace. A tutt’oggi la Siria continua a sostenere il suddetto concetto della pace globale e che non entrerà nel gioco di singoli percorsi e non può accettare di usare il percorso siro-israeliano per fare pressioni sul percorso palestinese, perché la pace globale non può realizzarsi senza il completo ritiro di Israele ai confini del 1967 da tutti i territori arabi occupati e senza la costituzione di uno Stato Palestinese indipendente, con capitale Gerusalemme. Egli ha sottolineato che la posizione siriana è molto chiara su questi punti.

 Il Ministro Al-Moualem ha evidenziato che la Conferenza di Annapolis non rappresenta una fase di normalizzazione con Israele; a conferma di ciò si ricorda che la Siria ha partecipato alla Conferenza di Madrid a cui sono seguiti negoziati siro-israeliani, palestinesi-israeliani durati oltre 10 anni “e non abbiamo riconosciuto Israele, anzi lo stato di guerra  tra Siria e Israele permane”.

 Il Ministro Al-Moualem ha aggiunto “Il riconoscimento di Israele da parte della Siria non ci sarà, a patto che si ritiri da tutti i territori arabi occupati nel 1967. Perciò ho detto che potrebbe essere un’opportunità utile di cui possiamo usufruire per  portare a buon fine la Conferenza ma se non si perverrà a risultati, è da imputarsi alla mancanza di volontà di Israele di costruire la pace”.

  “Il criterio della serietà per arrivare ad un accordo di pace – continua  Al-Moualem- viene realizzato attraverso la costruzione su tutto quanto è stato fatto negli ultimi 10 anni, in particolare perché abbiamo realizzato più dell’85% degli elementi dell’accordo di pace e da qui non si può tornare al quadro zero in qualsiasi negoziato di pace, non essendo disponibili ad effettuare negoziati per i negoziati ma vogliamo una decisione chiara per attuare l’accordo di pace. E qui non sto ponendo una condizione ma sto dicendo quale è il criterio della serietà da seguire. Non possiamo sacrificare migliaia di ore di lavoro per poi tornare al punto zero. Il Golan siriano occupato è una questione palese e non negoziabile e il ritiro israeliano da quel luogo, alla linea del 4/06/1967 è un impegno iniziato dai giorni di Rabin ed era un impegno da parte di tutti i capi di Governo israeliani che si sono succeduti, perciò il punto da cui ripartire è chiarissimo per quanto riguarda il percorso siro-israeliano ”.

"Il Golan è una terra chiara e delimitata: inizia e finisce alla linea del 4 Giugno 1967."

 Il Ministro Al-Moualem ha ribadito che il Golan è una terra chiara e delimitata: inizia e finisce alla linea del 4 Giugno 1967 e - sostiene - “da quando si  è avviata la Conferenza di Madrid abbiamo detto che questa terra è siriana e non negoziabile. Anche a Ginevra nel 2000, quando il Presidente Hafez Al-Assad incontrò il Presidente americano Bill Clinton, il quale gli mostrò una mappa israeliana che si allontanava di poco dai confini del 4 Giugno del 1967, il Presidente Assad disse: “Non mi interessa…”. Quindi la questione della terra per la Siria è scontata e sacra perché la linea del 4 Giugno è chiara e precisa”.

Annapolis, la Siria al vertice Per gli Usa è un successo

Articolo pubblicato il: 2007-11-26

WASHINGTON - La decisione di ieri della Siria di partecipare alla conferenza di Annapolis, dopo l’adesione già annunciata dall’Arabia Saudita e dagli altri maggiori Paesi arabi, ha dato agli Stati Uniti un primo incoraggiante successo di partecipazione per una conferenza di pace sul Medio Oriente nata tra grande scetticismo e un livello di aspettativa molto basso.

Il presidente americano George W. Bush e il segretario di Stato Condoleezza Rice, promotori e ospiti della conferenza, stanno cercando di trasformare in un vantaggio gli aspetti apparentemente negativi della situazione: la debolezza del premier israeliano Ehud Olmert, la divisione interna dei palestinesi, la fine del mandato dell’inquilino della Casa Bianca.

I problemi interni di Olmert e del presidente dell’Anp Abu Mazen hanno reso infatti i due leader più disposti ad affrontare i temi finora intrattabili dello "status finale" di Israele e della Palestina mentre la Rice, sempre restia ad indicare scadenze, ha espresso la speranza di poter giungere ad un accordo di pace entro il mandato di Bush, cioè entro il gennaio del 2009. Questo improvviso interesse di Bush per risolvere l’annosa questione israelo-palestinese viene guardato da molte parti con aperto scetticismo.

Bush non si è mai recato in visita in Israele, ha sempre rifiutato di incontrare il leader palestinese Yasser Arafat, ha sempre avuto altre priorità internazionali (dalla lotta al terrorismo alle guerre in Iraq e Afghanistan). Ma il desiderio di Bush di chiudere il suo mandato con almeno un successo storico in politica internazionale (dopo avere puntato invano sull’Iraq) hanno fatto concentrare la poderosa macchina americana adesso sulla decennale questione israelo-palestinese.

http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=68842

(AGI) - Washington, 25 nov. - Israele accoglie positivamente l'annuncio della Siria di partecipare alla conferenza internazionale di pace sul Medio Oriente, che si terra' martedi' ad Annapolis, nel Maryland, sotto gli auspici del presidente George W. Bush. La partecipazione del vice ministro degli Esteri di Damasco consente, ha sottolineato la signora Miri Eisin, portavoce del premier israeliano, Ehud Olmert, potrebbe riaprire anche il binario sirio-israeliano del processo di pace. "Israele giudica positivamente la partecipazione ad alto livello della Siria alla riunione di Annapolis", ha affermato la portavoce, "Questa conferenza e' chiaramente un tentativo di fare avanzare il processo di pace israelo-palestinese ma da' anche la possibilita' di aprire alla pace altre strade". (AGI)

Mo: Siria,verifichiamo serieta' Usa

Damasco non nutre 'grandi aspettative' sulla conferenza

(ANSA) - DAMASCO, 26 NOV - La partecipazione della Siria alla conferenza di Annapolis e' per verificare la serieta' degli Usa nel processo di pace. Lo ha scritto il quotidiano governativo Tishrin, precisando che ''la Siria non ha grandi aspettative circa i risultati concreti che potranno emergere ad Annapolis'', perche' ''siamo convinti che Israele non vuole la pace''. Damasco aveva detto che avrebbe partecipato ad Annapolis solo se la restituzione delle Alture fosse stata discussa alla riunione.

M.O./ PRODI: CON SIRIA AD ANNAPOLIS UN FILO DI SPERANZA IN PIU'

Il Presidente del Consiglio Romano Prodi

Soddisfatto che partecipi.Con D'Alema abbiamo lavorato per questo

Abu Dhabi (Emirati Arabi), 25 nov. (Apcom) - "La partecipazione della Siria alla conferenza di Annapolis sul Medio Oriente, dopo lunghe esitazioni, ci dà un filo di speranza in più". Lo dice il presidente del Consiglio, Romano Prodi, al termine della sua visita negli Emirati Arabi, sottolineando la sua "soddisfazione per la partecipazione della Siria al summit. Io e D'Alema abbiamo lavorato molto perché questo avvenisse - ricorda - nella ferma convinzione che il difficile vertice non avrebbe avuto speranze se non avessero partecipato Paesi come la Siria il cui apporto è decisivo per il processo di pace".

Washington,(SANA)

Syrian Deputy Foreign Minister, Fayssal Mikdad, addressed Annapolis Meeting on Peace in the Middle East by describing Syria's participation in the meeting as an additional step contributing to the making of just and comprehensive peace in the turbulent Middle East region .

He added that Syria had played a decisive role in launching the peace process that had begun in Madrid in 1991, stressing that just and comprehensive peace is coherent in content with the principles of Madrid Reference particularly land for peace principle and the two UN. Security Council Resolutions 242 and 338, pointing out to that Syria has even made just and comprehensive peace her strategic option as had been announced by late President Hafez al-Assad.

He added that Syria engaged in incessant negotiations with five Israeli governments , but most of them did not deal with peace as a firm stance but as circumstantial stance which can be invested for temporary political ends.

He added that such was the case with the Israeli behavior which led to prolongation of the negotiations for ten years during which 85 percent of a possible agreement was accomplished , then the negotiations were suspended by an Israeli decision and still has been the case since the year 2000.

He indicated that it was clear for any observer of the situation in the region that holding on to forty-year -old occupation was behind all the catastrophes in the region , and the continuation of the occupation of the Palestinian territories including Jerusalem ,ignoring the Palestinian national legitimate rights, and the continuation of occupation of the Syrian Golan and Lebanese Shebaa Farms , constitute a big source of tension and danger that threaten security and stability of the whole region.

Mikdad said that the Arab Peace Initiative which was launched by Beirut Summit in 2002 was met with an Israeli prompt rejection at the time while the Arabs have been still holding on to it. He expressed appreciation over the international support to the initiative which has become one of the main references for the establishment of peace in the region , stressing the necessity to deal with it as a package deal and not to divide it and deal with it with selectivity. He added that normalization with Israel comes after the Israeli withdrawal from the occupied Arab territories since 1967, and not before it.

He stressed that Syria has demanded the resumption of the peace negotiations , and President Bashar al-Assad has always called repeatedly for this , but the Israelis have been irresponsive to the Syrian calls and consequently this has led to further deterioration of the situation in the region , imposing a threat to security and stability in the Middle East. Mikdad underlined that making peace requires a real political will with being able to enforce this will. He concluded by expressing hope that this meeting will serve as a point of starting off the process of just and comprehensive peace on all tracks.

Annapolis, si apre il vertice. D'Alema: «È già un successo»

Si ricomincia da Annapolis. Il processo di pace in Medio Oriente cerca di ripartire dalla città del Maryland che ospita la conferenza di pace mondiale voluta strenuamente dall'amministrazione Bush. E il padrone di casa il presidente degli Stati Uniti George Bush detta la linea: «Condividiamo un obiettivo comune – ha detto lunedì sera nel cenone inaugurale – Due stati democratici, Israele e Palestina, che vivano fianco a fianco in sicurezza. Per raggiungere questo obiettivo – ha chiuso – serviranno compromessi difficili». Compromessi che oggi dovrebbero arrivare sul tavolo.

Aprendo la conferenza lo stesso Bush però ha fugato speranze di un'intesa concreta. Lo scopo della conferenza di Annapolis sul Medio Oriente, ha detto infatti, «non è raggiungere un accordo, ma incoraggiare le parti» a portare avanti il negoziato.

La novità vera è che a quel tavolo di Annapolis, per la prima volta, si è seduta anche la Siria. «Partecipiamo all'incontro – dice la ristretta e influente delegazione di Damasco composta da tre pezzi forti del regime baathista: ministro degli Esteri Fayssal al-Mekdad, l'ambasciatore siriano a

Washington, Imad Moustapha e Ahmad Salkini – con l'intenzione di discutere del Golan. La Siria continua ad essere impegnata nell'iniziativa araba di pace, che ritiene essere l'unica via per ottenere una pace giusta e comprensiva in Medio Oriente». Nel programma di Annapolis, c’è un'apposita sessione volta a ravvivare i negoziati di pace tra Siria e Israele, naufragati nel 2000 proprio sul nodo delle alture del Golan, altopiano vicino a Damasco occupato da Israele dal 1967. Ma in mattinata, appena poco prima del via ufficiale della conferenza, il capo della diplomazia siriana in una intervista alla tv Al Jazira ha messo le mani avanti: «Il riconoscimento di Israele da parte della Siria non ci sarà, a patto che si ritiri da tutti i territori arabi occupati nel 1967». Una questione «non negoziabile». Ma Damasco non nega di essere anche molto interessata alla stabilità dei vicini di casa in Libano. E proprio in attesa delll'esito della conferenza di Annapolis a Beirut si sono interrotti i giochi politici per l'elezione del nuovo presidente.

Anche la partecipazione saudita alla conferenza riveste particolare importanza, per il ruolo politico e religioso di questo paese nel mondo arabo. L'Arabia Saudita, che non ha rapporti con Israele come la maggior parte degli arabi, propone la normalizzazione dei rapporti in cambio di una pace globale e la restituzione dei territori occupati. Il capo-delegazione, ministro degli Esteri saudita, principe Saud al-Faisal è convinto che la bontà della conferenza risieda nel fatto che oltre a mettere tutti i nodi del Medioriente sul tappeto, Bush abbia fissato un lasso di tempo per i negoziati: l'accordo finale dovrebbe nfatti arrivare nell'arco di un anno.

Insomma, in una situazione incandescente come quella mediorientale, la disponibilità al dialogo è già una conquista. È quello che pensa il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, secondo il quale Annapolis «non produrrà nessun risultato eccezionale, la conferenza in sé è già un successo». D’Alema apprezza anche l’atteggiamento degli americani che, dice, «hanno messo in gioco la loro credibilità» con l'obiettivo di arrivare entro la fine del prossimo anno a una soluzione del conflitto israelo-palestinese.

Ancora non è chiaro se la conferenza riuscirà a produrre un documento finale condiviso. La proposta dal segretario di Stato americano Condoleezza Rice punta ad affrontare i problemi più difficili del contenzioso decennale tra Israele e Palestina: i confini di uno stato palestinese, lo status di Gerusalemme, il ritorno dei profughi palestinesi. Secondo D’Alema, ciò che conta ora è che Bush abbia «rovesciato l'approccio con cui l'amministrazione Bush guardava al Medio Oriente»: «Erano partiti dall'idea che rovesciando Saddam Hussein e con l'avvento della democrazia in Iraq questo avrebbe avuto un effetto a macchia d'olio in tutta la regione – spiega – invece in realtà adesso il problema è ripartire dalla questione israelo-palestinese».

Il vertice di Annapolis si chiuderà ufficialmente mercoledì 28.

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=70931





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