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Italia e Siria, due ottimi partner commerciali LEGAMI STORICI mercoledì, 13 luglio 2005 Parigi, 11 lug. - (Aki) - "L'Italia è uno dei primi partner commerciali della Siria eppure non gode della stessa visibilità culturale e politica di cui godono altri paesi europei come Francia, Spagna e Gran Bretagna". Lo afferma all'ADNKRONOS-INTERNATIONAL Jihad Yazigi, economista siriano direttore della rivista on-line Syria Report. "L'Italia è infatti da tempo al secondo posto, dopo la Germania, nella classifica dei paesi che detengono i maggiori scambi commerciali con Damasco, ma da noi in Siria l'immagine del vostro paese rimane ancora legata quasi esclusivamente ad una vaga idea di vicinanza socio-culturale e niente più: da noi si dice che voi l'italiani siete 'gli arabi d'Europa' e al di là dei nomi dei più noti calciatori italiani e di qualche famoso attore del cinema, nessuno conosce veramente quanto l'Italia sia importante per la Siria" spiega Yazigi. Secondo i dati diffusi dall'ufficio di Damasco del nostro Istituto del Commercio Estero (Ice), nei primi nove mesi del 2004 il volume totale dell' interscambio italo-siriano ha superato i 900 milioni di euro con una crescita del 4,6 per cento rispetto al 2003. Particolarmente positivi i dati relativi alle esportazioni di nostri prodotti verso la Siria: da gennaio a settembre dello scorso anno si è avuto un aumento del 18 per cento, secondo l'Ice "un dato particolarmente positivo che inverte completamente il trend registrato nei precedenti due anni". Verso la Siria l'Italia esporta principalmente macchinari ad uso industriale (36,5 per cento), apparecchiature elettrotecniche e di precisione (10,2 per cento), prodotti chimici e fibre sintetiche (14,9 per cento) e prodotti metallurgici, autoveicoli e prodotti tessili. Le importazioni italiane si concentrano sul settore petrolifero, sia grezzo che raffinato, e rappresentano oltre il 73 per cento del totale; seguono poi i prodotti agricoli (7 per cento), quelli del cuoio e delle pelli (5,3 per cento), gli olii e grassi vegetali ed animali (5,1 per cento), i filati di fibre tessili (4,6 per cento), per un totale di 530 milioni di euro. "Sulla base dei dati finora disponibili nel 2004 - si legge nel rapporto Ice – l'Italia ha riconquistato la posizione di primo partner commerciale europeo della Siria, insieme alla Germania, e di primo fornitore europeo della Siria." Jihad Yaziji ci tiene pero' a precisare che "questa classifica non è esatta perché si basa su dati equivoci: nei registri ufficiali siriani - spiega - si indica quasi sempre l'Italia come destinatario anche se la merce, pur arrivando ad un porto italiano, è invece diretta altrove, in Germania ad esempio. Sono infatti i tedeschi i nostri primi partner commerciali e non voi italiani. Eppure - continua Yaziji - pur non potendo vantare investimenti diretti in Siria, l'Italia è comunque presente con contratti su licenza delle più note firme dell'abbigliamento nostrano (Benetton, Diadora, Stefanel, Magilla, Mirtillo, Monalisa, ndr), mentre l'Alenia Marconi partecipa alla fornitura e all'installazione di sistemi radar per gli aeroporti siriani". E ancora: "fornite un determinante sostegno tecnico al nostro settore agricolo, che ancora oggi rappresenta un terzo del potenziale economico siriano, e nel 2001 a Milano è stato aperto un ufficio di rappresentanza della Camera di Commercio siriana. Sono tutti segnali importanti a livello microeconomico della vostra presenza in Siria - prosegue l'economista siriano - ma tutto questo non basta: vi manca infatti una strategia a lungo termine e, al contrario di paesi come Francia, Germania e Gran Bretagna, vi limitate a esportare prodotti e non grandi progetti economico-culturali". Secondo Jihad Yaziji, lo scacco italiano non è dovuto alla politica estera italiana in Medio Oriente, favorevole alla strategia americana in Iraq, bensi' ad una "cattiva capacità comunicativa" del nostro paese e ad una "miopia strategica: Parigi, Londra, Berlino, ma anche Madrid e Copenaghen hanno infatti compreso da tempo che il mercato si conquista e si domina se i clienti conoscono davvero l'acquirente: su questo le attività di diffusione culturale giocano un ruolo determinante. Quando la Francia propone la giornata della Francofonia, non promuove solo la propria lingua, ma getta anche le basi per migliorare la propria immagine e i quindi per vendere i propri prodotti. Il centro culturale italiano di Damasco -spiega - sebbene esista da molti anni, è ancora poco conosciuto non solo rispetto ai suoi omologhi 'giganti' come quello francese o il British Institute, ma anche rispetto al Cervantes spagnolo e a quello danese; quest'ultimo è sempre più attivo sulla scena culturale della capitale siriana nonostante la Danimarca non possa vantare gli stessi legami storici che invece ci sono tra noi e voi italiani". "Ma proprio in virtù di questi antica tradizione di vicinanza storica, sociale e geografica - interviene Wassim al-Ahmar, ricercatore siriano specialista di relazioni euro-siriane - l'Italia puo' oggi tornare a giocare un ruolo di primo piano in Siria, non solo dal punto di vista esclusivamente commerciale, ma anche da quello politico e culturale. L'Italia - prosegue al-Ahmar - non s'è imposta come potenza coloniale nell'Oriente arabo e ancora oggi soffre di una sorta di handicap: la sua lingua e la sua cultura sono davvero poco conosciute rispetto a quella francese e quella inglese. Ma potente tentare di rilanciare la vostra politica sfruttando le nuove tendenze 'mediterraneiste' dell'Unione Europea, promuovendovi come 'ponte naturale', geografico e sociale, con i paesi arabi del Mediterraneo. In questo senso va letta quindi - conclude al-Ahmar - il sostegno di Roma alla firma definitiva dell'accordo di partenariato euro-siriano tra Damasco e Bruxelles. E' un passo importante per il rafforzamento della vostra immagine politica nel nostro paese". fonte: ADNKRONOS-INTERNATIONAL, 11 luglio 2005
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