
Prodi ha sottolineato l'importanza del ruolo che la Siria può avere per una soluzione dei conflitti in quell'area. "La pace - ha affermato - non sarà possibile finché la Siria non farà parte di questo processo".
Castiglione della Pescaia (Grosseto), 12 ago. Telefonata tra il presidente del Consiglio Romano Prodi e il presidente siriano Assad per discutere della questione dei rifugiati iracheni in Siria. Il colloquio si è svolto lunedì scorso e ha raccontarlo è lo stesso presidente del Consiglio che a deciso di dedicare la sua domenica mattina di ferie per partecipare ad un incontro sulla politica internazionale organizzato a Castiglione della Pescaia dalla Onlus 'Opera per la gioventù, Giorgio La Pira'.
Conversando con i giovani ospiti del campo-scuola affrontando tematiche di politica internazionale, Romano Prodi ha infatti raccontato: "Ho avuto mezz'ora di conversazione con Assad in cui per la prima volta un leader come lui, con una Siria in questo momento così chiusa, mi ha posto il problema dei rifugiati iracheni".
Il presidente del Consiglio ammette: "IO non gli ho dato la soluzione, perché la devo preparare". Ma ha aggiunto che "siamo convinti che l'Europa debba affrontare la questione dei profughi in Siria e in Giordania, ma soprattutto in Siria".
Ragionando più in generale sulla situazione mediorientale, Prodi ha sottolineato l'importanza del ruolo che la Siria può avere per una soluzione dei conflitti in quell'area. "La pace - ha affermato - non sarà possibile finché la Siria non farà parte di questo processo".
Castiglione della Pescaia (Grosseto), 12 ago. (Apcom) - Il presidente del Consiglio Romano Prodi elogia la politica "unitaria" della Cina in Africa, chiede che il paese sia coinvolto nella politica mediorientale e lo descrive come "il nuovo protagonista della storia". Il premier parla più volte del paese asiatico intervenendo davanti alla platea dei giovani impegnati nel campo scuola organizzato a Castiglione della Pescaia dalla 'Opera per la gioventù G. La Pira'. Davanti a ragazzi italiani, russi, palestinesi e israeliani, i temi di politica internazionale la fanno da padroni, e Prodi ne parla diffusamente passando dal Medio Oriente al Libano, dalla Siria alla Russia.
Pronto a rispondere a qualsiasi domanda, purché non sia di politica nazionale, perché dice "di approfittare dell'occasione di avere una platea così variegata e interessata ai temi mondiali".
Il Professore parla a lungo, per metà in italiano e per metà in inglese, della crisi mediorientale, della necessità di "un impegno di carattere generale, perché si tratta di un conflitto globale che coinvolge l'emozionalità di tutta la terra". Secondo Prodi infatti un processo di pace è possibile solo se si riesce a coinvolgere tutti: Unione europea, Usa, israeliani e palestinesi, Russia e paesi arabi. Ma anche la Cina. "In questo nuovo impegno - osserva - abbiamo bisogno anche della Cina che è un nuovo protagonista della storia e della vita mondiale". Per questo, ricorda, "ho fatto di tutto per coinvolgere la Cina nella missione in Libano".
Ma il presidente del Consiglio torna ancora a parlare della Cina quando, al termine dell'incontro, viene avvicinato da un giovane ragazzo della Repubblica del Congo che gli espone i suoi timori per la forte presenza del paese asiatico in Africa: una presenza, osserva il ragazzo, che sta rischiando di impoverire l'ambiente e depauperare le foreste. Ma la visione di Prodi è un po' diversa. "Si ricordi - dice al giovane - che la Cina ha una politica unitaria per l'Africa, quindi la Cina ci sta insegnando la politica per l'Africa". A differenza, sottintende Romano Prodi, dell'Europa, che ha "una politica inglese, una francese" e poi ha "la Commissione europea che ha una posizione unitaria solo per l'assistenza, non per la politica". Per questo a suo giudizio "non dobbiamo rimproverare i cinesi, ma dobbiamo rimproverare noi stessi" e "dobbiamo interpretare" questa posizione del paese asiatico in Africa "come un ammonimento, non come un pericolo".
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