"Pochi e raramente hanno il coraggio di dire ultimamente la verità"

Roma, marzo - Bouthaina Shaaban è ministro dei Siriani all’estero da quasi quattro anni. E’ uno dei più autorevoli esponenti politici del Paese ed è considerata la voce del presidente Bashar al Assad. Il ministro è stato in Italia per rendere una breve visita alla comunità siriana in vista della seconda conferenza mondiale dei siriani all’estero, prevista per il prossimo mese di maggio. Arabmonitor ne ha raccolto le opinioni.

Come valuta il passo statunitense di riavviare i contatti con la Siria prima a Baghdad, in occasione della Conferenza sulla sicurezza, e poi con la visita a Damasco del sottosegretario di Stato per gli affari dei rifugiati ?

"Noi vorrei che si tratti di un accorgimento di politica interna americana, un messaggio destinato ai democratici. Certamente abbiamo notato che sia a Baghdad che a Damasco, in occasione dei colloqui, gli americani si sono dimostrati molto interessati ad ascoltare l’opinione dei nostri rappresentanti".

Durante i colloqui c’era disponibilità nell’approccio statunitense ?

"Durante i colloqui c’è sempre stata disponibilità da parte loro in questi anni. Devo dire che abbiamo regolarmente riscontrato un grande divario tra i loro duri comunicati ufficiali e il comportamento che hanno manifestato nei colloqui diretti, sempre interessati ad ascoltare le nostre ragioni".

Che giudizio dà del rapporto dell’Iraqi Study Group guidato da James Baker che suggeriva all’amministrazione di cercare il dialogo con Siria e Iran per risolvere i problemi medio orientali ?

"Lo considero importante, perché mette in luce gli errori compiuti dagli Stati Uniti. Poi sottolinea come Washington abbia dialogato anche con l’Unione Sovietica nei decenni passati. Perché non farlo allora con la Siria e l’Iran?". Va però ricordato che James Baker è colui che nel gennaio 1991 disse a Ginevra a Tareq Aziz, in occasione dell’ultimo colloquio diretto tra Iraq e Usa alla vigilia della prima Guerra del Golfo, "se non accettate le nostre richieste, vi ricacceremo all’età della pietra".

"Sa, i funzionari americani quando si ritirano dalla politica attiva si accorgono meglio dei problemi. Lo ha scritto anche Jimmy Carter. Quando sono in carriera e sono coinvolti nella politica quotidiana, guardano solo ed esclusivamente agli interessi israeliani per avere successo. Questo gli falsa il quadro".

Che atmosfera c'era alla recente visita di Javier Solana a Damasco ?

"E’ venuto ad ascoltare anche lui con grande attenzione".

Vi ha sorpreso la sua affermazione che l’Unione Europea sostiene la Siria nel suo sforzo di recuperare le alture del Golan occupate a Israele ?

"Diciamo che è stato gratificante sentirlo dire. Purtroppo i rapporti internazionali sono caratterizzati da una profonda viltà. Pochi e raramente hanno il coraggio di dire ultimamente la verità, quello che il presidente russo Putin ha rilevato alla recente Conferenza di Monaco di Baviera, che poi è quanto ci si aspetterebbe da un leader che sia davvero un leader (Putin disse che siamo testimoni di un uso incontrollato della forza nei rapporti internazionali e che gli Usa hanno oltrepassato i propri confini nazionali in tutti i modi e nessuno si sente più al sicuro, perché nessuno può più rifugiarsi dietro la legge internazionale, e questo stato alimenta la corsa agli armamenti)".

Cresce e si rafforza di giorno in giorno la cooperazione tra la Siria e la Repubblica islamica dell’Iran. Non pensa che questo rapporto disturbi alcuni Paesi arabi ?

"Siria e Iran hanno la stessa visione del Medio Oriente e condividono le preoccupazioni per il disastro creato nella nostra regione. La Siria cerca di fungere da ponte tra l’Iran e il mondo arabo".

C’è adesso un nuovo governo di unità nazionale palestinese: come dovrebbe comportarsi la comunità internazionale nei confronti di questo esecutivo ? "Lavorando, perché invece degli insediamenti ebraici illegali venga finalmente creato lo Stato palestinese indipendente".

In Iraq Saddam Hussein è stato giustiziato, altri due esponenti del precedente regime sono stati impiccati. Ora, il vice di Saddam Hussein rischia di fare la stessa fine. E’ questa la strada verso la riconciliazione ?

"In presenza di un’occupazione straniera è impossibile accusare le autorità locali. Le impiccagioni che hanno avuto luogo sono state compiute con la deliberata intenzione di infiammare le divisioni religiose, questo corrisponde al disegno degli occupanti. Va detto e ripetuto tutte le volte che c’è occasione di farlo che se l’Iraq si disintegra, questo processo si moltiplicherà nella regione, coinvolgendo altri Paesi, perché il mosaico è uguale dappertutto, etnie diverse, religioni diverse che hanno saputo convivere a lungo, e si spera che le lascino convivere".

In Libano vede qualche speranza ?

"Penso che i colloqui a raffica tra Nabih Berri e Saad Hariri significhino qualcosa".

La Fonte: Arabmonitor.info

 





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