

D’Alema: Rilanciare i rapporti con Damasco
Il rilancio di un rapporto di collaborazione con la Siria è importante per poter affrontare le tante delicate questioni della regione mediorientale e del Mediterraneo. E’ questa la convinzione che il ministro degli Esteri Massimo D’Alema ribadisce ieri a Damasco nei colloqui con le autorità siriane, a cominciare dal presidente Bashar Al Assad, con il quale ha avuto un incontro di due ore definito dal titolare della Farnesina "molto importante e non formale".
Il capo della diplomazia italiana ritiene che "nessuna questione dell’area può essere risolta senza l’apporto della Siria" e per questo è importante instaurare un dialogo che possa incoraggiare Damasco ad avere "un contributo attivo" nella soluzione dei problemi della regione. D’Alema ricorda anche il "rilievo" delle relazioni fra i due Paesi che sono partner "davvero speciali" e ha discusso con i suoi interlocutori di tutte le maggiori tematiche regionali dalla situazione in Libano a quella in Iraq, fino al conflitto israelo-palestinese. Al centro dei colloqui di D’Alema con le autorità siriane c’è stata anche la situazione israelo-palestinese e il ministro degli Esteri ricorda che l’Italia considera "un passo in avanti" la creazione di un governo di unità nazionale palestinese. Secondo D’Alema, adesso è importante che cessino i lanci dei missili verso il territorio israeliano, che ci sia un controllo effettivo della Striscia di Gaza, che vengano migliorate le condizioni di vita dei palestinesi per arrivare al "più presto" a un vero accordo di pace fondato da un lato sul diritto di Israele a esistere e dall’altro sul riconoscimento del diritto dei palestinesi ad avere uno Stato. In questo quadro, anche una soluzione del contenzioso tra Israele e Siria è "essenziale" anche con la restituzione alla Siria dei territori occupati da Israele e con un vero accordo di pace che garantisca la sicurezza israeliana. D’Alema interviene anche sulla decisione delle Nazioni Unite di istituire un tribunale sull’assassinio di Rafik Hariri, l’ex primo ministro libanese ucciso in un attentato nel 2005. Secondo il titolare della Farnesina "non è una minaccia nei confronti di nessuno", ma risponde a una "fondamentale esigenza di giustizia per il Libano". D’Alema spiega che sarebbe stato preferibile che il tribunale potesse essere costituito sulla base di una decisione del Parlamento libanese, ma, "non essendo stato purtroppo possibile trovare una soluzione in Libano, la decisione è tornata, come era giusto, al Consiglio di sicurezza dell’Onu".
Il ministro degli Esteri siriano Walid Moallem sottolinea la differenza tra l’inchiesta e il tribunale internazionale, sottolineando che Damasco ha sempre cooperato con l’inchiesta internazionale perché anche la Siria "desidera conoscere la verità". Ma la creazione del tribunale internazionale su Hariri con queste modalità "crea un precedente grave", perché il Consiglio di sicurezza dell’Onu "ha preso il posto del parlamento e delle istituzioni libanesi".
http://www.denaro.it/go/a/_articolo.qws?recID=276581
6-06-2007
D'Alema, in visita a Damasco, incontrerà il presidente Al Assad
D'Alema: "Si deve coinvolgere la Siria nel processo di pace mediorientale"
Il difficile rapporto con il Libano è il principale problema da risolvere
Damasco, 6 giu. - Ieri pomeriggio il capo della Farnesina Massimo D'Alema è giunto in Siria dove incontrerà il presidente Bashar Al Assad, il vicepresidente Faruk Sharaa ed infine il ministro degli Esteri Walid Moallem. Al centro dei colloqui sarà la situazione mediorientale. La strategia di D'Alema è quella di coinvolgere Damasco "in modo pressante e non accomodante" nel difficile processo di pace che si vuole iniziare nella regione. La Siria rimane un paese chiave per gli equilibri dell'area, però i rapporti con il Libano restano tesi, acuiti dalla decisione delle Nazioni unite di istituire un tribunale internazionale per indagare sulla morte dell'ex primo ministro libanese Rafik Hariri, ucciso a Beirut nel 2005, in cui si sospetta il coinvolgimento dei servizi segreti siriani. D'Alema proverà a spiegare che la creazione del tribunale deve essere vista come una possibilità per chiarire la delicata e complessa vicenda che altrimenti continuerebbe ad alimentare i malumori fra Damasco e Beirut.
Nel Pomeriggio il capo della Farnesina andrà in visita in Libano, dove incontrerà il primo ministro Faud Siniora ed il presidente del parlamento Nabih Berri. Anche qui troverà una situazione difficile, con l'esercito del paese dei cedri ancora impegnato negli scontri con il gruppo fondamentalista Fatah Al Islam.
Marco Rogna
http://www.voceditalia.it/index.asp?T=&R=est&ART=10656
Il ministro in visita a Beirut e Damasco
D'Alema: allarme Libano
più dialogo con la Siria
DAMASCO - Preoccupano molto le infiltrazioni di gruppi fondamentalisti legati ad Al Qaida in Libano dove la situazione è «allarmante» ma dove, fortunatamente, la missione Unifil, guidata dall'Italia, continua ad essere percepita come una «presenza amichevole». Ed è comunque necessario rilanciare il rapporto di collaborazione con la Siria che deve dare un «contributo attivo» in Medio Oriente con un coinvolgimento forte nella ricerca delle soluzioni ai tanti problemi perchè senza l'apporto siriano nessuna questione regionale puٍ essere risolta. Queste sono le convinzioni e le idee di Massimo D'Alema e di questo il ministro degli Esteri ha discusso ieri con le autorità siriane e libanesi nelle due visite compiute, la mattina a Damasco e il pomeriggio a Beirut. Un lungo colloquio, circa due ore, con il presidente siriano Bashar Al Assad nella capitale siriana e un altro incontro con il primo ministro Fuad Siniora a Beirut. D'Alema ha incontrato anche altri esponenti siriani e libanesi, ma certo è attraverso Assad e Siniora che passano molti dei destini di questo angolo di Medio Oriente alle prese oggi con nuovi e ulteriori problemi. A Damasco D'Alema ha fatto un invito per un dialogo aperto, ma ha anche chiarito che la Siria sarà giudicata dalle sue azioni e non soltanto dalle sue affermazioni. Certo, il titolare della Farnesina ritiene che questo sia il momento di «lavorare insieme» con un dialogo forte perchè il Medio Oriente si trova di fronte a sfide inedite che si aggiungono ai nodi antichi mai risolti. Uno di questi nodi che proprio il Libano deve affrontare è quello del terrorismo di Al Qaida, con gruppi fondamentalisti legati all'organizzazione fondata da Bin Laden che si sono infiltrati nei campi profughi palestinesi in Libano, da dove hanno sfidato l'esercito in lunghi e duri scontri. L'Italia guida Unifil, la forza dell'Onu che controlla il sud del paese dopo la guerra della scorsa estate tra Israele e Hezbollah, e il rischio che gli scontri di questi giorni possano in qualche modo sfiorare anche i caschi blu è stato evocato oggi. «Certamente siamo preoccupati - spiega D'Alema - per la presenza di gruppi fondamentalisti legati ad Al Qaida nei campi profughi palestinesi». La situazione, secondo il titolare della Farnesina, è «allarmante» e se non si uscirà in fretta dallo stallo politico del Libano, si potrà arrivare a un vero e proprio "allarme rosso". Il capo della diplomazia italiana ricorda che fin dall'inizio era stato individuato «il pericolo maggiore» in questo tipo di presenze in Libano. Allo stesso modo era stato rivisto il rischio di un'infiltrazione nei campi palestinesi e tutto questo ha permesso di predisporre misure di sicurezza. Inoltre, la collaborazione della stragrande maggioranza dei gruppi palestinesi, dell'esercito libanese e di tutte le forze della società, hanno contribuito a prevenire attacchi terroristici. Unifil continua comunque a riscuotere una grande «solidarietà» e viene percepita, dice D'Alema, come una presenza «amichevole» da tutta la società libanese. D'Alema insiste sulla necessità che i libanesi facciano uno sforzo per trovare un accordo che possa portare a una via d'uscita da uno stallo politico e istituzionale che rischia di far precipitare la situazione del paese. Quello stesso accordo che è mancato in Libano sul tribunale internazionale costringendo cosى l'Onu a prendere una decisione nei giorni scorsi. Quest'ultimo argomento è stato discusso a lungo sia a Damasco che a Beirut e D'Alema ha ripetuto che il tribunale deciso dal Consiglio di Sicurezza «non è una minaccia nei confronti di nessuno» ma vuole soltanto rispondere a una «fondamentale esigenza di giustizia per il Libano». Diverse sono state le reazioni a Damasco e a Beirut. Il ministro degli Esteri libanese Walid Moallem ha spiegato che questa decisione crea «un grave precedente» in quanto il Consiglio di Sicurezza ha preso il posto del parlamento e delle istituzioni libanesi. Diversa l'opinione di Siniora, il quale si è felicitato nuovamente per questa decisione che potrà dare giustizia al Libano. Allo stesso tempo, il primo ministro di Beirut ha ribadito che questa decisione non è contro quella che ha definito «la sorella Siria».
Stefano Polli
http://www.liberta.it/asp/default.asp?IDG=706062003&H=