Le Mie Riflessioni

di Carla Greco

3 giugno 2007

"Damasco è la "Perla dell’Oriente", e la Siria è una terra molto antica, che ha svolto un ruolo vitale nella storia di questa parte del mondo. Il suo contributo letterario, artistico e sociale alla fioritura della cultura e della civiltà è noto. Grande è stata l’influenza culturale dell’Islam siriano, che sotto la guida dei Califfi Omayyadi raggiunse le coste più lontane del Mediterraneo… Oggi, in un mondo sempre più complesso e interdipendente… come non pensare alle tensioni e ai conflitti che da tempo affliggono la regione del Medio Oriente? Spesso sono sorte speranze di pace solo per poi essere distrutte da nuove ondate di violenza! Lei, signor Presidente, ha saggiamente confermato che una pace giusta e globale è nel miglior interesse della Siria. Ho fiducia nel fatto che sotto la sua guida la Siria non lesinerà sforzi per promuovere un’armonia e una cooperazione sempre maggiore fra i popoli della regione, al fine di recare benefici duraturi non solo alla sua terra,ma anche ad altri Paesi arabi e a tutta la comunità internazionale. Come ho pubblicamente dichiarato in altre occasioni, è ora di "ritornare ai principi della legalità internazionale: interdizione dell’

acquisizione dei territori mediante la forza, diritto dei popoli a disporre di se stessi, rispetto delle risoluzioni dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e delle Convenzioni di Ginevra, per non citare che i più importanti" (Discorso al Corpo Diplomatico, accreditato presso la Santa Sede, 13 gennaio 2001, n.3).

Tutti noi sappiamo che la pace reale si può raggiungere solo se esiste un nuovo atteggiamento di comprensione e rispetto fra i popoli della regione, fra i seguaci delle tre religioni abramitiche. Passo dopo passo, con coraggio e discernimento, i responsabili politici e religiosi della regione devono creare le condizioni per lo sviluppo al quale i loro popoli hanno diritto, dopo tanti contrasti e tanto soffrire. Fra queste condizioni, è importante che il modo in cui i popoli della regione si considerano evolva e che a ogni livello della società si insegnino i principi di coesistenza pacifica. In questo senso il mio pellegrinaggio è anche un’ardente preghiera di speranza: speranza che fra i popoli della regione la paura si trasformi in fiducia e il disprezzo in stima reciproca, che la forza lasci spazio al dialogo e che prevalga il desiderio autentico di servire il bene comune".

Queste le parole del Papa Giovanni Paolo II alla cerimonia di benvenuto durante la visita in Siria, avvenuto il 5 maggio 2001.

Solo quattro mesi dopo il corso della storia è stato mutato con la tragedia delle torri gemelle: le preghiere del Papa non erano forse buone e giuste?

Purtroppo nel mio paese fino ad oggi non molti responsabili politici hanno dato seguito agli auspici del Papa, e se qualcuno ha tentato di farlo, si è cercato di non darne alcuna rilevanza mediatica.

Che strano destino, la culla della civiltà, che ha dato le origini non solo alle tre religioni monoteiste, ma anche alle origini dei nostri codici e delle nostre leggi, è oggi fonte di grave destabilizzazione. Perché?

La risposta è fra le righe di un discorso di un uomo politico che si sta tanto spendendo per portare la pace dell’area, quando era ancora Ministro degli Affari Esteri della Repubblica Araba d’Egitto, e quindi non era ancora Ambasciatore della Lega Araba. Queste parole le ha pronunciate a Roma, il 2 aprile 1998, alla conferenza sul "Dialogo delle Civiltà" presso la Pontificia Università Gregoriana,

" - Il dialogo continuo fra i popoli, qualunque siano le loro diverse appartenenze religiose, culturali ed etniche, il contatto durevole, il crescente conoscersi e l’aprirsi reciproco l’uno all’altro rappresentano e formano l’unico salvagente nei confronti dei frenetici cambiamenti portati dallo sviluppo e dalla modernizzazione. Questi cambiamenti minacciano di trascinare tutti i popoli se non sostenuti da un pensiero unanime nato da un dialogo che innalza i valori di tolleranza, di solidarietà, di etica e gli ideali ed i diritti degli individui e delle società. Infatti, in questi giorni, c’è un estremo bisogno di dialogo e di contatto fra i popoli:

- Le relazioni tra i Paesi si sono intrecciate e il cerchi di contatto e di assistenza si è fatto tanto grande che è diventato del tutto difficile per qualsiasi società umana,per quanto sia forte e ricca tale società, proteggersi isolandosi o basandosi sulla propria completa autosufficienza. Di conseguenza, i comportamenti e le idee buone e quelle cattive si sono mescolate e tutte le generazioni in tutte le società si trovano a dover affrontare delle sfide enormi, se senza precedenti, che potrebbero provocare una grave tensione la quale danneggerebbe l’andamento dello sviluppo e ne causerebbe l’interruzione.

- L’evoluzione frettolosa verso la mondializzazione nel quadro dell’attività economica ha provocato un movimento efficace di globalizzazione delle idee. Questa è la conseguenza logica del trasferimento continuo delle persone, del denaro, dei servizi e specialmente delle informazioni, la quale, a sua volta, porta altre conseguenze, come il trasferimento dei costumi, delle tradizioni e delle culture o forse, in alcuni casi, lo scontro degli stessi.

- D’altra parte, osserviamo il moltiplicarsi di alcuni fenomeni cosmici gravi che minacciano tutta l’umanità, qualunque siano le diverse appartenenze religiose, culturali ed etniche come l’ambiente, l’esaurimento delle risorse naturali, la mancanza d’acqua, la sovrapproduzione delle armi di distruzione di massa, l’immensità dei pericoli delle varie droghe, il crimine organizzato e il terrorismo.

Tutto questo impone la necessità di una cooperazione stretta tra i popoli, superando le differenze e le divergenze, allo scopo di accordarsi su strategie mondiali per affrontare tali fenomeni ed evitare i loro pericoli tramite una azione congiunta…

"La persona è nemica di quanto ignora", è un celebre detto attribuibile all’Imam Aly Ibn Abi Taleb, il quarto dei Califfi Rashiditi. (...) e il grande filosofo musulmano "Ibn Roshd" dice "Studiare i libri degli antichi è da considerarsi una parte indispensabile del messaggio dell’Islam".- "

Il pensiero di Averroè (Ibn Roshd) è stato elogiato anche dal premio Nobel Rita Levi Montalcini, che ha detto: "Senza Averroè non avremmo avuto Cartesio", e sappiamo cosa ha significato Cartesio per la nostra cultura moderna.

Speriamo con tutto il cuore che la missione del Ministro D’Alema avvenga sotto i migliori auspici, e che il dialogo tanto auspicato dal Papa Giovanni Paolo II possa finalmente dare i suoi frutti, e cessino tutte queste morti e prevaricazioni dell’uomo sull’uomo che affliggono tutta l’area mediorientale.

Carla Greco

3 giugno 2007





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